Mese: giugno 2018

A Very New York Happenstance

It was a strange, unsettling time in New York, touched by loss and bafflement and a strange feeling of “what are we doing here?”.
Then, one windy evening…

Senza titolo

Poem [We came on the right day!]

                                                                               To S.

It was just one of those things:
only a day before we could not stop
wondering at the foreign beauty of the dogwood
— it was but a dry run for the real discovery,
the only-in-New-York happenstance
of a life that gradually permeates your own with surprise
over the course of a two-course meal
that could have spent itself in so many ways
with indifferent politeness and yet did not:
a sudden chill as if death had breathed on us
(as it had:
a shudder deep, internal)
a wistful goodbye to the gentle cover
of the ginkgo-biloba, a few hesitant steps inside
— and there she was, welcoming with grace
and gray-eyed translucence, a ready smile,
a deep tolerance for my deep-seated intolerances,
curiosity in her questions, a luminous aura.
Really, Mr O’Hara: where does the evil of the year go
when friendship takes New York
— no ozone stalagmites on the last days of May,
but your “deposits of light” are still here,
held in my memory caveau,
with a jar of lukewarm coffee that later,
deep in the white noise of words and daily life,
she shyly placed on the red leather settee
and that from now on will always taste of serendipity.

Contains excerpts and quotes from “Poem [Khrushchev is coming on the right day!]”
by Frank O’Hara

 

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Erano giorni strani, inquietanti a New York, segnati dal dolore e dallo sconcerto e da una strana sensazione di spaesamento.
Finché una sera di vento…

 

Poesia [Siamo venuti il giorno giusto!]

A S.

 

È stata una di quelle cose:
solo il giorno prima ci stupivamo
di fronte alla bellezza esotica della sanguinella
— ma non era che una prova della vera scoperta,
la casualità solo newyorkese
di una vita che permea gradualmente la tua di sorpresa
tra una portata e l’altra di una cena
che avrebbe potuto esaurirsi in molti modi
nell’apatica cortesia dell’occasione e invece non l’ha fatto:
un gelo improvviso come se la morte
ci avesse fatto sentire il suo fiato sul collo
(e così era stato:
un brivido cupo, interiore)
un malinconico addio al dolce riparo
del ginkgo-biloba, qualche passo esitante all’interno
— e lei era lì, ad accogliere con grazia
e trasparenza di occhi grigi, il sorriso pronto,
una profonda tolleranza per le mie radicate intolleranze,
curiosità nei suoi quesiti, un’aura luminosa.
Davvero, Mr. O’Hara: dove va il male dell’anno
quando l’amicizia s’impadronisce di New York
— niente stalagmiti di ozono a fine maggio,
ma i tuoi “depositi di luce” sono ancora qui,
chiusi nel mio caveau di ricordi
insieme a un vasetto di caffè tiepido che poi,
nel rumore bianco di parole e vita quotidiana,
lei timida ha posato sul divano in pelle rossa
e che d’ora in avanti saprà sempre di serendipità.

Contiene brani e citazioni da “Poesia [Krusciov viene il giorno giusto!]”
di Frank O’Hara

 

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