Visioni nel buio

deerinheadlights

Conoscevo John Burnside come autore di lividi, corruschi romanzi a metà strada tra il noir e il metafisico, ma non come poeta.
johnburnsideQuesta traduzione è il mio modesto tentativo di rendere omaggio a una scoperta per me importante e in certi casi (o forse sarebbe più preciso dire per certi versi) fulminante. Ho ritrovato, nelle sue poesie, certe mie ossessioni e ispirazioni, prima tra tutte quella di un universo naturale, in primo luogo animale, che è sempre messaggero di qualcosa di altro rispetto alla dimensione della vita quotidiana, sia essa vissuta o sognata. In questo Burnside si inscrive nella grande foresta della poesia scozzese contemporanea, popolata di illuminazioni e improvvise visitazioni di un mondo che vive e respira appena dietro, o accanto, a quello umano. Penso a grandi poeti come Robin Robinson o Kenneth White, che mappano per noi un universo molteplice e multidimensione, dove le superfici sono sempre finti specchi che se su un lato riflettono noi che guardiamo, dietro nascondono una dimensione altrettanto viva, una realtà sorpresa dalla poesia nell’inquietante, a volte minaccioso sforzo di osservarci, forse di parlarci.

 

John Burnside

ANIMALS
for Allison Funk

There are nights when we cannot name
the animals that flit across our headlights

even on moonlit journeys, when the road
is eerie and still

and we smell the water long before
the coast road, or those lamps across the bay,

they cross our path, unnameable and bright
as any in the sudden heat of Eden.

Mostly, it’s rabbit, or fox, though we’ve sometimes caught
a glimpse of powder blue, or Chinese white,

or chanced upon a mystery of eyes
and passed the last few miles in wonderment.

It’s like the time our only neighbour died
on Echo Road,

leaving her house unoccupied for months,
a darkness at the far end of the track

that set itself apart,
the empty stairwell brooding in the heat,

the blank rooms filling with scats
and the dreams of mice.

In time, we came to think that house contained
a presence: we could see it from the yard

shifting from room to room in the autumn rain
and we thought it was watching us: a kindred shape

more animal than ghost.
They say, if you dream an animal, it means

“the self” – that mess of memory and fear
that wants, remembers, understands, denies,

and even now, we sometimes wake from dreams
of moving from room to room, with its scent on our hands

and a slickness of musk and fur
on our sleep-washed skins,

though what I sense in this, and cannot tell
is not the continuity we understand

as self, but life, beyond the life we live
on purpose: one broad presence that proceeds

by craft and guesswork,
shadowing our love.

© 2006 John Burnside
(from John Burnside: Selected Poems, Cape Poetry, Jonathan Cape 2006)


 

John Burnside

ANIMALI
per Allison Funk

Ci sono sere in cui non sappiamo nominare
gli animali che guizzano davanti ai nostri fari

anche nei viaggi sotto la luna piena, quando la strada
è misteriosa e quieta

e sentiamo l’odore dell’acqua ben prima
della litoranea, o quei lampioni sull’altro lato della baia

ci passano davanti, innominabili e luminosi
come al calore improvviso dell’Eden.

Sono più che altro conigli, o volpi, anche se a volte abbiamo
intravisto una macchia blu cobalto, o color biacca,

o abbiamo incrociato un mistero di occhi
e percorso le ultime miglia in preda a meraviglia.

È come quando morì la nostra sola vicina
di Echo Road,

lasciando la casa disabitata per mesi,
un buio in fondo al sentiero

che si stagliava netto,
la tromba vuota delle scale che covava nel caldo,

le stanze vuote che si riempivano di escrementi
e sogni di topi.

Col tempo ci facemmo l’idea che la casa
contenesse una presenza: potevamo vederla dal giardino

muoversi di stanza in stanza nella pioggia d’autunno
e pensavamo che ci osservasse: una forma affine

più animale che spettro.
Dicono che in sogno un animale significhi

“l’Io” – quel miscuglio di memoria e paura
che vuole, ricorda, capisce, nega,

e ancora adesso a volte ci destiamo dopo aver sognato
di passare di stanza in stanza, con il suo odore sulle mani

e un viscidume di muschio e pelo
sulle nostre pelli dilavate dal sonno,

anche se quello che avverto e non posso dire
non è la continuità che intendiamo

come l’Io, ma vita, oltre la vita che viviamo
di proposito: una presenza diffusa che procede

per destrezza e intuizione,
adombrando il nostro amore.

Traduzione: © 2016 Stefano Bortolussi

 

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