Le acque implacabili del Mito

Senza titolo

I confess: di recente sono rimasto infastidito e rattristato dall’ennesimo trucco del mercato discografico per sfruttare la (sacrosanta) aura mitologica che si è creata intorno al grande Jeff Buckley dopo la sua tragica morte per annegamento nel Mississippi. Per sottrarmi alla mano lunga dell’industria della morte in rock, mi guardo bene dal nominare l’album e inserire il link (cosa dovremmo aspettarci in futuro, le registrazioni di Jeff che canticchia mentre si rade la mattina? Un’antologia dei suoi messaggi telefonici?).
Ma qui, nel mio piccolo, voglio rendergli un minimo di giustizia poetica con una lirica di Califia.
La poesia prende spunto da un tuffo nelle gelide acque del Pacifico, ma subito dopo trasporta il lettore bendisposto alle brevi vicende terrene di Jeff e di suo padre Tim, vedendo i loro passaggi sulla Terra come repentine e lancinanti zampate del Mito, provando a restituire alle loro morti assurde quanto meno la dimensione artistica della Tragedia e al tempo stesso celebrando con il dovuto, rispettoso stupore la potenza a volte distruttiva del Grande Fiume Americano – The Big Muddy, Ol’ Man River, quel Mississippi il cui nome originario, misi-ziibi, di origini Ojibwe o Algonquin, significa proprio “Grande Fiume”.
E visto che di canto si parla, ho pensato di premiare gli sparsi lettori dell’autore a pezzi con le due canzoni, di padre e figlio, da cui sono tratti i versi citati in epigrafe: Song to the Siren di Tim e Nightmares by the Sea di Jeff.
Canzoni che non a caso hanno a che vedere con il Mare, con le Acque, con il Mito.


 

I am puzzled as the newborn child
I am troubled at the tide
Tim Buckley

 Stay with me under these waves tonight
Jeff Buckley

 

È così freddo l’oceano da risvegliarti a te stesso,
così trasparente da mostrare l’ombra delle tue mani
blupalmate come una reliqua di diversa creatura,
corpo più complesso e anima più semplice
o forse puro capriccio di una dea riottosa
nascosta fra le rocce e decisa ad arcaica vendetta:
questa è una terra in cui potrebbe aver scelto di rinascere,
destinazione di un trasloco dalle sue isole ormai profanate.
Ma a volte sono sufficienti due bracciate, due calci
alle tue spalle come a volerti liberare di una grinfia,
per riemergere altrove, nei dintorni non più solo reali
di una Memphis che non appartiene a un solo mito,
nell’inimmaginabile corrente del Padre delle Acque
in cui Jeff figlio di Tim si tuffò verso il suo destino
di Icaro a rovescio e smise di intonare il suo alleluia.
A volte basta lasciarsi ghermire un solo istante
da questa forza gelida e incosciente per sentire
il richiamo la violenza l’ossessione
delle acque che tagliano il grande paese,
l’alimentano.

 

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