Billy & Coyote: l’inizio di una bella amicizia

220px-Coyoteinacanoe

Dato alla poesia quel che è della poesia (in questo caso la precedenza, nell’articolo Registi divini & divini quadrupedi), possiamo finalmente cominciare a spulciare insieme le pagine del misterioso romanzo che ormai da qualche tempo minaccio di sguinzagliare malgré il  disinteresse degli Editori, dove la maiuscola è da intendersi come segno semantico di collettività.
SHOW+BIZ+DAFFY+3(Ricordo, visto che siamo in zona comico, la sequenza di un capolavoro animato intitolato Show Biz Bugs (potete vederlo qui) in cui Daffy Duck, geloso di Bugs Bunny che continua a ottenere applausi scroscianti per qualsiasi sciocchezza faccia sul palco, si lancia in uno scatenato tip-tap al termine del quale, ansimante e sudato, apre le braccia a ricevere l’entusiasmo della platea e viene accolto da un silenzio tombale, rotto soltanto – e qui sta il genio – dal frinire desolato dei grilli e dal gracidio delle rane: ebbene, la sensazione dell’autore emotivamente a pezzi è un po’ quella).

Come ricorderanno i benemeriti frequentatori di queste pagine, l’idea alla base del romanzo è la seguente:
Siamo in America. Rimasto privo di un popolo degno di questo nome, Coyote, la divinità nativa dello Scherzo, del Travestimento e della Trasgressione, ha un’illuminazione indotta dalla visione dell’Ottava moglie di Barbablù di Ernst Lubitsch: Bluebeards-Eighth-Wife-1938-7il suo serpeggiante sentiero deve assolutamente incrociare quello del giovane co-sceneggiatore di quel film, il cui nome è per lui una promessa di future, selvagge vertigini: tale Billy Wilder.wilder
Coyote decide di calare su Hollywood con il suo armamentario di trucchi, devianze e sorprese e palesarsi a BW (e a lui solo), dando così vita a un sodalizio che potrà per lui colmare il vuoto causato dallo sterminio del suo popolo e dare all’altro qualche elemento in più per lasciare l’impronta della propria zampata sul cinema americano e mondiale.

Tralasciando la prima parte del romanzo, quella che pedina i due personaggi principali nel loro progressivo avvicinamento, ho scelto come primo antipasto il capitolo in cui i due finalmente si conoscono, in quel fatidico 1940 in cui BW deve ancora firmare il suo primo film (e primo capolavoro), Frutto proibito, 1359136230-major_and_minordi cui abbiamo già parlato in queste pagine ma che vale sempre e comunque la pena di ricordare (magari rivedendone il trailer originale).
Ne seguiranno ovviamente altri, di bocconi scelti da Billy & Coyote: questo non è che l’inizio – disse l’autore in vago tono di minaccia.

Per il momento è tutto? Mi sembra di sì – anzi no. Vale la pena, vista la sede di questa serie di anticipazioni volte a titillare il Lettore Scanzonato e al contempo risvegliare l’interesse della Bella Editoria Addormentata (grilli e rane, ricordate?), sottolineare che pur essendo un libro per molti versi normale (sempre che si consideri “normale” un libro che, non essendo ancora pubblicato, in realtà non esiste… ma qui entriamo nei subdoli, vertiginosi territori dell’ontologia), Billy & Coyote trova forse il suo terreno ideale nella multimedialità. In un mondo perfetto, la forma più consona alla sua sostanza sarebbe una piattaforma in cui il lettore possa essere anche spettatore, saltabeccando tra i riferimenti cinematografici, musicali, mitologici, iconografici e quant’altro un po’ come fanno i lettori di queste righe cliccando su questo o quel link. E ad aggiungere un ulteriore livello di lettura c’è anche, last but not least, il fatto che il libro – il cui sottotitolo è non a caso Una storia (im)possibile, con tanto di fazioso commentario – incorpori già in sé le sue note, un apparato critico senza peli sulla lingua (ma con una possibile sovrabbondanza pilifera in sede autoriale) a cura dell’esimio e fantomatico Prof. C. Latrans (questa la sua pagina Wikipedia).

E a questo punto è davvero tutto, quanto meno per ora. Non mi resta che augurarvi buona lettura – e soprattutto, spero, buon divertimento.


1940

L’odore è quasi insostenibile. Invadente, aggressivo, ha in sé qualcosa di fisico; si potrebbe accomunarlo a una sorta di parete invisibile se le pareti invisibili esistessero, se potessero viaggiare a bordo di una DeSoto scoperta e soprattutto se a bordo della DeSoto scoperta fossero in grado di avanzare inesorabilmente fino a schiacciare il malcapitato automobilista nell’angusto spazio fra il volante e la portiera sinistra.
BW svolta a destra su Sunset e accelera, nella speranza che la brezza collinare di Beverly Hills artigli il tanfo come uno dei rapaci che spesso sorvolano queste colline, trasportandolo via come una preda, lasciandolo andare all’improvviso e guardandolo sfracellarsi sulle rocce aguzze di un canyon. Ma l’olezzo è più tenace di qualsiasi brezza; resiste e aumenta, facendosi sotto e allungando i tentacoli gassosi fino a penetrargli le narici e fargli lacrimare gli occhi.
Mein Gott, si lascia sfuggire BW tornando alla lingua che si è imposto di non usare più in questa terra. Non sa cosa fare; procedere è impossibile, il fetore è talmente invasivo che rischia di sottrargli ogni residua abilità psico-motoria, con possibili conseguenze fatali per la preziosa DeSoto e per l’ancora più preziosa sopravvivenza del suo proprietario.
L’unica è accostare e fermarsi, e BW lo fa rapidamente, prima di raggiungere il traffico del Sunset Strip e restarne imprigionato insieme all’Odore (così ha già preso a pensarlo, con una Maiuscola di stampo ontologico): perché se c’è una cosa che ha capito, in questi ultimi, inquietanti dieci minuti, è che il Tanfo non può venire da fuori, che non appartiene né al Boulevard né ai giardini, agli alberghi, alle ville o agli edifici universitari che lo costeggiano, ma che può soltanto essere endemico al microclima della sua DeSoto. E questo lo inquieta a dismisura, perché la sporcizia non fa parte delle cose del mondo di cui BW è disposto ad ammettere l’esistenza.
L’auto è ferma sotto un eucalipto, di cui BW ha sempre amato il profumo pungente e quasi terapeutico ma che ora non può nulla contro l’Anschluss scatenato dal Miasma. BW si guarda intorno cercando di non inspirare, controlla sotto i sedili di pelle e nel cassettino del cruscotto in cerca di un’improbabile materia organica in decomposizione, ma l’abitacolo della DeSoto è immacolato come sempre. Fra l’altro, ragiona in un soprassalto di furore analitico, non si tratta nemmeno di putrefazione: l’Odore è animale, questo sì, ma spiccatamente vivo, come se le ghiandole responsabili lo stessero secernendo in diretta. E subito dopo, come spesso gli accade, il ragionamento fa scoccare una scintilla nell’emisfero opposto del cervello, il pensiero ha il sopravvento sulle sensazioni e il disgusto è momentaneamente dimenticato per lasciare posto al baluginìo dell’idea: Poveraccio perseguitato da Odore taglia ponti con mondo, per poi scoprire che tanfo viene proprio da lui.
BW sta per complimentarsi con se stesso quando sente – o meglio avverte, poiché in realtà non vi è stato alcun suono – una voce che lo fa per lui:
Ottima idea.
Si volta di scatto da una parte, poi dall’altra: sa che a parlare (sempre che si possa parlare di parlare, emenda senza preoccuparsi dello stile) non è stata la sua riconoscibile voce interiore, perché nemmeno da quella è ancora riuscito a cancellare l’accento teutonico. No, a formulare il complimento è stato qualcun altro – ma chi? si domanda scrutando il vuoto. E all’improvviso, in un luminoso istante sinestetico, si rende conto che l’Odore è scomparso.
Al suo posto, seduto come un passeggero qualsiasi sul sedile di destra della DeSoto, c’è un grosso coyote sorridente. La zampa anteriore destra è piegata con noncuranza sul bordo del finestrino abbassato; le due posteriori sono accavallate nella brevilinea parodia di una seduta umana; dal muso cola un sottile filo di bava che per un attimo cattura la luce del sole, travestendosi da ondivaga colonnina di mercurio. Due occhi giallo-arancio lo stanno fissando, e BW ha sufficiente dimestichezza con il divertimento da saperlo riconoscere a prima vista. Seduto accanto a lui, nel luminoso mattino californiano, c’è un coyote divertito. Un coyote divertito e parlante.
Ach mein Gott! esclama, non per la prima volta.
Non esageriamo, risponde/non risponde il coyote. Sono solo uno dei tanti.
BW lo guarda in silenzio. È senza parole, e ciò gli capita di rado.
Be’, non dici niente? domanda la bestia, sottolineando l’ovvio.
Chi… cosa sei? farfuglia mentalmente BW, chiedendosi se quel lontano giorno a Vienna, sul portoncino di Herr Doktor F., non avrebbe fatto meglio a chiedere una visita piuttosto che una semplice intervista.

1412x2000Secondo i biografi, nella Vienna del 1924 Wilder, giornalista in erba, venne incaricato dal Die Stunde (L’Ora), di intervistare alcune celebrità per il numero speciale natalizio. Con Arthur Schnitzler e Richard Strauss ci riuscì, ma quando bussò alla porta di Sigmund Freud e gli mostrò il suo biglietto da visita questi lo mise alla porta, causandogli di sicuro una pletora di complessi e contribuendo in tal modo al successo futuro della sua invenzione.

 

Piacere, Coyote, risponde il coyote, e per un attimo BW teme che gli stia per porgere una zampa. Fortunatamente il passeggero non arriva a tanto, limitandosi ad accentuare il sorriso e causando così la caduta del filo di bava sulla preziosa pelle del sedile.
BW deglutisce un nodo di panico. Oppure un bolo di pelo? si interroga sotto l’influenza di ciò che sembra pararglisi davanti. E davvero, si giustifica, chi potrebbe biasimarlo? Perché se molto probabilmente non è la prima volta che un coyote si avventura nella Città degli Angeli, di sicuro è la prima volta che parla, sorride e incrocia le zampe a bordo della decappottabile di uno sceneggiatore di successo. E a un tratto, con uno di quegli schianti mentali la cui conflagrazione gli segnala la nascita di un’idea, BW si rende contemporaneamente conto di due cose.
La prima è la risposta che l’animale ha dato alla sua invocazione al buon Dio.
La seconda è che se la prima non è una fandonia, la presenza a bordo del coyote non è casuale.
Il suo cervello viene preso d’assalto da una grandinata di convulse domande, come un cerchio di carri colonici tempestato dalle frecce di una bellicosa tribù indiana. Come può non essere una fandonia? Ma alla stessa stregua, come può esserlo? La bestia mi ha parlato, giusto? Anche se in realtà non mi ha veramente parlato… E quest’immagine degli indiani ululanti, da dove viene? Sono forse diventato uno sciamano nativo a mia insaputa? Ma per quale motivo dovrei pensarlo? Solo perché un coyote mi ha detto di essere un dio? Esistono coyote mitomani? Gli sceneggiatori malati di mente, quelli esistono: appartengo forse alla categoria? E a proposito, cosa racconto a Brackett? Potrei sfruttare la situazione per incutere il timore di Dio (o quanto meno del dio) a quel damerino di Leisen?
Gli ultimi due interrogativi gli fanno capire che il suo cervello sta lentamente recuperando le funzioni normali; un’occhiata di sguincio al coyote e un furtivo allargamento del gomito con successivo, sfuggente contatto gli conferma che la sua presenza è un dato di fatto. Un fatto folle, ma pur sempre un fatto. Dopo tutto, si dice, siamo a Hollywood.
Tecnicamente no, precisa l’animale smettendo di leccarsi i testicoli.
E mi legge nel pensiero, sospira rassegnato BW.
Guarda il passeggero peloso con aria interrogativa.
A Hollywood, spiega questi. Non ci siamo ancora. Tecnicamente siamo a Beverly Hills.
Tecnicamente, gli fa eco BW, ormai più curioso che altro, tu saresti un…
Dio, lo interrompe il coyote.
E saresti qui per…
Farti una proposta.
Giusto, pensa BW annuendo e sforzandosi di guardare dritto davanti a sé, ignorando il sonoro, parodistico ansimare della bestia. Non è così che comincia sempre, fra uomini e dei?

Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...