Ponti di senso

Qualche anno fa, in occasione dell’uscita del mio secondo romanzo, Fuoritempo, un pomeriggio mio fratello mi chiamò da una grande libreria milanese. “Sono vicino alla cassa, e c’è una donna che sta comprando il tuo libro”, mi disse nel tono lievemente ansimante tipico di maniaci e cospiratori. Poi, dopo una breve pausa di sconcerto: “E non la conosciamo”.

L’ameno episodio mi è tornato in mente proprio ieri, dopo aver visto su Twitter che l’emerito blog letterario PaperLife ha pubblicato una bella recensione del mio Califia – e questo dopo che l’autrice del blog, la misteriosa LadyJack (un nome non a caso beaucoup noir), aveva già scritto ben tre appassionate, empatiche e soprattutto lucide e accessibili recensioni di altrettanti poemetti della raccolta.

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Ora, per tornare all’aneddoto iniziale, io non conosco LadyJack, o @BooksPrincess come cinguetta il suo nome twitteriano. Ci siamo presentati elettronicamente soltanto dopo la prima delle sue recensioni alla mia poesia, che potete leggere qui. Spero che un giorno avremo occasione di incontrarci anche “dal vivo”, ma se anche ciò non accadesse sono già contento così. Qualcuno ha teso un ponte fra se stesso e ciò che scrivo e ha scelto di avventurarvisi, e per il poeta, il romanziere, il traduttore, lo scriba questo è più che sufficiente a dare un senso al terrore del prossimo, immancabile foglio bianco.

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