Le supplicanti di Myndos

Ci sono momenti in cui ti chiedi se quello che fai (nel caso specifico: la poesia) abbia davvero significato e conti qualcosa nel Grande Libro Contabile del Mondo. Questo è uno di quei momenti: di fronte all’evidenza drammatica e assurda della Storia, ti domandi dove risiedano la giustificazione e la ragione del tuo fare. E la risposta che ti sembra di trovare è che forse l’unico modo di dare senso al lavoro del poeta è sforzarsi di applicare, ora più che mai, quello che è il dettato fondamentale della poesia: “dire” la realtà in modo trasformativo.

Il villaggio turco di Gümüşlük si trova nei pressi di quella Bodrum il cui nome è ormai tristemente noto a tutti. Sorge sulle rovine di Myndos, un’antica colonia dorica di Trezene, al centro di una piccola baia dominata a un’estremità da un promontorio il cui versante è costellato di sabirlik (da sabir, pazienza). Questi alberelli, o arbusti o comunque li si voglia chiamare, fioriscono soltanto una volta nel loro arco di vita (da qui il loro nome volgare) e vengono utilizzati dalla popolazione locale come rudimentali e suggestivi lampadari lungo il litorale della baia, appendendo ai corti rami gusci di zucca illuminati che danno al tutto un vago e suggestivo sapore votivo.

image

Ma sulla collina, osservati all’ora giusta e controsole, i sabirlik dipingono un’immagine di poetica desolazione, quella di scheletri curvi che protendono le tozze braccia verso il cielo.

image

Le supplicanti di Myndos

Secche, sottili, sbiancate da un sole

non amico e di natura implacabile,

le vecchie immobili di Myndos sommersa

si protendono sparse verso la cresta

con le loro braccia sottili e patetiche,

troppo corte per strappare risposte

alla luna che pregano o spiegazioni

dell’indifferenza crudele del mare

che non distingue età ed intenzioni:

non c’è anima, sulla collina rossa anche di nome,

che sappia o possa dare un perché

alla storia che ripete e si ripete,

e di tutto resta solo il gesto impietrito

delle magre donne avvizzite dal pianto

e dal ripetersi vano del loro appello nella notte:

 

Ti prego, Madre Luna, ti preghiamo,

dacci ragione di questo nostro supplizio inaridito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...