Visioni di Joanna

Un’altra poesia dal mio “Califia” (Jaca Book).
Se in questo caso la Musa ispiratrice è Joanna Newsom (nella foto con copricapo metamorfico) che canta In California (guardatela e ascoltatela per crederci), altri riferimenti non casuali sono Chinatown di Polanski, Pomona Queen del grande Kem Nunn e le ninfe acquatiche di Ovidio.


 

Sono più di quattrocento le miglia reali

misurate a corda d’arpa fra Nevada City,

l’innevata, e Pomona dove un tempo gli aranceti

si dissetavano alle acque sottratte ai laghi e alle foreste;

ma ascoltando le visioni di Joanna

mai riusciresti a immaginarle nate all’incrocio

fra Main Street e le rade traverse di Coyoteville

– penseresti di aver trovato in lei la vera ninfa

degli orti e dei giardini, nella sua voce piumata

il richiamo alle acque generose di bellezza.

Eppure è proprio qui che ha nuovo senso

il vecchio invito, come to California: qui dove la terra

sembrerebbe dover parlare di se stessa

sorge il canto di una lontananza, e ciò che resta

non è più soltanto solido, presente, ma è la discesa

di un corso alle cui rive puoi trovarti,

un giorno come un altro,

con ciò che nel tempo ha forgiato questo mondo,

che siano i gesti ossessivi di un orso lavatore,

gli aneliti di una cerva dalle forme bionde di ragazza,

la sete cieca di un barone della terra.

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